La Geologia

I caratteri geomorfologici del territorio della Riserva, come quelli dell'intera pianura reatina della quale essa è parte, sono dovuti all'esistenza, in tempi passati, di quel grande lago che gli studiosi designano col nome di Lacus Velinus. Questo lago paludoso, profondo pochi metri, si formò in epoca calcolabile all'inizio dell'Olocene, più o meno 20.000 anni orsono, si estese poi sull'intera pianura, all'incirca fino all'isoipsa 380, e regredì in epoca storica a causa di vicende che sono state considerate in precedenza lasciando specchi d'acqua costituiti dalla zona umida dei laghi Lungo e Ripasottile con le piccole "lame", nel settore Nord/Est della piana, e dal lago di Ventina al margine Nord occidentale. Si tratta di due aree di notevole significato naturalistico e storico, delle quali solo la prima ricadente nell'ambito della Riserva, i cui confini, anche alla luce di queste considerazioni paleogeografiche, dovranno certamente essere riconsiderati così da tutelare in maniera più coerente ed organica, l'intero area umida residuale dal lago quaternario. Clicca sull'immagine per ingrandirla Nel corso dei millenni il lago Velino e l'omonimo fiume depositarono strati di sedimenti, per uno spessore complessivo di qualche decina di metri. Il materiale era formato da alterAnanze di argille, limi e sabbie con livelli torbosi; questi depositi costituiscono il suolo della pianura reatina, geologicamente recente, nel quale è ancora possibile rinvenire, a ricordo dell'origine lacustre, le conchiglie dei molluschi che vivevano nelle antiche acque. Indagini condotte da vari ricercatori hanno peraltro messo in evidenza che la copertura fluviolacustre olocenica, poggia su depositi più antichi, costituiti da argilliti sabbiose e limi, con una variazione graduale verso l'alto in sabbie e conglomerati. Tale formazione sedimentaria, verosimilmente, è da interpretarsi come il colmamento della conca reatina ad opera di un lago preesistente al Lacus Velinus e riferibile al periodo pleistocenico (circa 1 milione di anni orsono) essa raggiunge il massimo spessore di qualche centinaio di metri, al di sotto del lago Lungo, ed affiora ai margini della piana formando i modesti rilievi che la delimitano ad est e ad nord-est: la Foresta e colle Trullo, poi colle Cavaliero e La Spera ubicati all'interno della Riserva. Al di sotto dei depositi lacustri del Pleistocene, a circa 500 metri dal piano di campagna, si trovano rocce calcaree e marnose, risalenti al Cenozoico e Mesozoico, all'incirca 70 milioni di anni orsono. Queste rocce costituiscono anche l'ossatura dei monti circostanti la pianura, in particolare dei monti reatini con il massiccio del Terminillo ad est e dei monti Sabini ad ovest. Il substrato calcareo affiora altresì nelle colline che si elevano al centro dell'area pianeggiante, colle S,Balduino (nel territorio della Riserva), colle S.PastAore, Montecchio, Terria. All'epoca in cui la pianura era ricoperta dalle acque del Lacus Velinus, dovevano configurarsi i rilievi come tanti isolotti emergenti dalle acque stagnanti.Sul bordo orientale della pianura reatina, dalle pendici del monte Rosato e del colle Mattutino, degradano due ampi ammassi di detriti calcarei, geologicamente definiti per la caratteristica conformazione, conoidi: il conoide di Poggio Bustone e il conoide di S.Liberato. Questi affondano la base nei sedimenti della copertura fluvio lacustre dando luogo in corrispondenza dell'intersezione tra le due formazioni ad un notevole sistema di risorgive.

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L'istituzione della Riserva Parziale Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile è un fatto di straordinaria importanza che risale al 1985, quando nel giugno venne emanata una Legge Regionale apposita, la n. 94, che tra l'altro affidava la gestione della Riserva stessa ad un Consorzio tra i Comuni di Cantalice, Colli sul Velino, Contigliano, Poggio Bustone, Rivodutri, Rieti, la Comunità montana Montepiano reatino, 5° zona.

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